Cinque domande al Maestro Nagayama

Come spiegherebbe cos'è lo shodô ad un profano?

Lo shodô è una disciplina artistica attraverso cui si coltiva se stessi. Crea un quadro utilizzando un oggetto come la scrittura. Proprio l'astrattezza di questo oggetto permette di esprimere quasi inconsciamente il proprio pensiero, le proprie emozioni, il proprio spirito e, in definitiva, se stessi. Lo shodô è un quadro di noi stessi. Più arricchiamo la nostra interiorità, più il quadro si impreziosisce di sfumature. Dunque, per fare un bel quadro di shodô bisogna coltivare se stessi.

Nello shodô in che rapporto sono la tecnica e la libertà espressiva?

Senza la padronanza del pennello, della carta, dell'inchiostro, dello spazio e del ritmo, non sei mai libero. Senza questa padronanza non potrà mai esistere libertà espressiva nello shodô.

L'imitazione delle opere del maestro è una tappa importante nello shodô. Come si giunge da questa imitazione ad un proprio stile personale?

Imitando tu impari lo spirito ed il ritmo della calligrafia, ma soprattutto impari lo spirito ed il ritmo del maestro. Per poter esprimere il proprio spirito ed il proprio ritmo, che poi è il proprio stile personale, si deve passare attraverso l'imitazione fedele delle sue opere.

Come si manifesta il "ki" nello shodô?

Il kisi manifesta nello spazio vuoto, cioè nella parte bianca della carta. Il vigore e la vitalità del tracciato, crea una risonanza nello spazio bianco della carta. Quella risonanza è il ki.

In che rapporto sono arti marziali e shodô?

Tutte le arti che usano l'ideogramma hanno in comune stesso ritmo e spirito. Finché la scritta è piccola non ce ne accorgiamo facilmente, ma quando si scrive con carta e pennello grandi, ci si rende conto che è come usare una spada. Tuttavia anche una grande calligrafia per potersi dire raffinata, deve dare grande importanza all'intuizione del più piccolo e minuscolo movimento.
Lo shodô è utile per coltivare l'intuizione del piccolo e minuscolo movimento e per questo i grandi maestri di arti marziali praticavano questa disciplina costantemente. Anche se anticamente essere un bravo calligrafo era considerato un requisito indispensabile per tutti gli appartenenti ai ceti nobili e guerrieri.